venerdì 27 ottobre 2017

Luca Calcagni

E' importante dare il giusto valore a chi affianca e sostiene Kosmos nel suo lavoro permettendole di raggiungere il proprio obiettivo ogni giorno. 

Ecco per voi il "Traduttore del Mese" di Ottobre: Luca Calcagni.

Sono Luca, un papà, un marito e un traduttore… quanto basta per tenersi sufficientemente impegnati e lievemente sotto stress!


Vengo da una formazione pratica: dopo gli studi, quasi vent’anni di lavoro a tempo pieno presso una ONG di livello mondiale, nei loro uffici in Bosnia, e quindi a contatto quotidiano con italiano, inglese e la lingua locale (che sarebbe il bosniaco, ma fino a prima della guerra del ’92-’95 era serbo-croato o croato-serbo; i dettagli li lasciamo per un altro post). E da qui nasce la mia carriera di traduttore, che è adesso è diventata la mia occupazione principale. È un lavoro stimolante e mai monotono, flessibile quanto basta, un lavoro che mi piace, oggi cosa non da poco e da non dare per scontata.

La mia sfida? Nel campo del design si dice che il risultato è buono non quando non c’è più niente da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere. Penso che nel nostro campo le cose siano più o meno simili: chiarezza, semplicità, fedeltà al significato originale.

Come mi preparo? Leggo moltissimo, penso che per noi traduttori sia indispensabile, per scrivere bene e produrre testi di qualità. E mi piace la musica, di quasi tutti i generi, e così ogni volta che apro un testo da tradurre mi viene sempre in mente una canzone o un gruppo rock. Quindi secondo me ci sono testi spigolosi e duri come le canzoni dei Led Zeppelin, oppure ostici e difficili come un brano di John Coltrane, ma anche quelli scorrevoli come una bella cavalcata rock, gli U2 del primo periodo per intenderci, o quelli che richiedono più riletture per essere capiti, un po’ come i brani dei Pink Floyd. I testi di marketing, con il vocabolario forbito e pomposo ai limiti dell’inverosimile li associo invece sempre a delle arie di musica classica o lirica. Diciamo che è il mio meccanismo di “autodifesa”: mi piace la musica, analizzo il testo, associo una canzone o un brano che mi piace e allora automaticamente – quasi sempre - mi piace anche il lavoro che sto facendo, e tutto fila via liscio! E quando il livello di stress sale a livelli così critici che anche la musica può far poco, passo dal lettino di mio figlio, una carezza sulla testolina, e di nuovo al lavoro, con la consapevolezza di fare qualcosa di utile per le persone più care.

Ma non si tratta solo di musica. Noi traduttori siamo quasi sempre davanti a uno schermo con le mani sulla tastiera, i nostri contatti lavorativi sono in linea di massima limitati allo scambio di qualche email e nient’altro, ed ecco che allora quelle brevi righe diventano davvero importanti, perché sono la base del rapporto con i nostri clienti o con le agenzie: fiducia, simpatia, apprezzamento, ragionevolezza… tutto in poche parole! Per questo mi piace lavorare con Kosmos, mi sento tranquillo, consapevole di avere a che fare con professionisti attenti e ragionevoli. In questi anni di attività ho avuto la fortuna di lavorare sempre con clienti e agenzie molto disponibili, ed è un altro motivo per il quale amo il mio lavoro.


Il mio obiettivo? Essere un buon papà, un bravo marito e continuare a crescere, a lavorare sulla qualità e a scrivere sempre meglio! 

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