mercoledì 24 febbraio 2016

Curiosità linguistiche

· Sapevi che anche quello dell’esitazione è un suono linguistico? 
Se per produrre un suono avvicinate semplicemente le corde vocali ed emettete aria dai polmoni, quasi a riprodurre l’esitazione dello studente che non sa rispondere a una domanda, produrrete un “fono”, vale a dire un suono linguistico a tutti gli effetti: si chiama “schwa” ed è rappresentato, tra gli altri, con la e capovolta ǝ. In italiano standard non esiste, ma alcuni studiosi ipotizzano che ce ne sia più di uno in alcuni dialetti; nella lingua inglese, invece, è davvero diffuso: pensate alla pronuncia della “u” di “circus”.

· Esiste una lingua romanza (nata dal latino) che ha l’articolo dopo il nome? 
La risposta è il romeno: è l’unica lingua figlia del latino che ha l’articolo determinativo posto in enclisi e non in proclisi.

· Non tutte le lingue danno un nome ai colori, ma se lo fanno… 
Lo studio di Berlin e Kay sul rapporto tra tipi linguistici e lessico dei colori è semplificato da Nicola Grandi, Fondamenti di tipologia linguistica, Carocci, 2014, Roma, p. 49: 
«Il primo tipo che è possibile identificare prevede solo due termini per indicare colori: essi non possono che essere il bianco e il nero (con un’accezione un po’ più ampia: il bianco di norma designa anche tutti i colori chiari; il nero copre la gamma di tutti i colori scuri). […] Nel secondo tipo compare un terzo termine, esso deve necessariamente corrispondere al rosso. […] Se invece il lessico dei colori annovera quattro o cinque parole, al bianco, al nero e al rosso possono aggiungersi il giallo e/o il verde». 
C’è, insomma, una relazione implicazionale tra i vari tipi lessicali: se una lingua ha due termini per i colori, essi saranno bianco e nero obbligatoriamente; se ne ha tre, a questi si aggiungerà il rosso, e così via, fino all’undicesimo tipo, che prevede l’aggiunta di porpora e/o rosa e/o arancio e/o grigio. Va da sé che il tipo successivo deve avere necessariamente i colori del tipo precedente: in altri termini, non è possibile che una lingua abbia il giallo o il verde senza avere il rosso.

· Quel bonobo Kanzi che ha imparato la lingua dei segni senza che nessuno gliela insegnasse… 
La storia del primate Kanzi è raccontata in Marina Nespor e Donna Jo Napoli, L’animale parlante. Introduzione allo studio del linguaggio, Carocci, 2007, Roma, p. 192: 
«Degli scienziati stavano […] cercando di insegnare alla madre a comunicare attraverso una tastiera, che conteneva alcune dozzine di lessigrammi, cioè immagini o disegni geometrici che rappresentavano parole. Kanzi ha appreso ad utilizzare la tastiera da solo, soltanto osservando, in un modo simile a quello in cui i bambini apprendono il linguaggio […]. Gli scienziati […] hanno cominciato ad insegnare attivamente a Kanzi questo linguaggio, e Kanzi è riuscito ad acquisire una comprensione di più di 500 parole inglesi e di circa 200 lessigrammi. Kanzi ha dimostrato anche di poter capire le regole grammaticali, di poter utilizzare il riferimento a distanza, e di poter creare frasi nuove. […] Mancava tuttavia un’organizzazione sintattica e sicuramente la ricorsività».

· Sapevi che esiste una lingua artificiale? 
Si chiama esperanto ed è una lingua sviluppata tra il 1872 e il 1887 dall’oftamologo polacco Ludwik Lejzer Zamenhof, che soleva farsi chiamare “Doktoro Esperanto”. Tutti i sottosistemi che caratterizzano questa lingua, da quello fonetico a quello sintattico, sono estremamente semplici, proprio perché l’obiettivo del suo creatore era proprio pianificare una seconda lingua che potesse permettere a tutto il mondo di comprendersi (tutelando, di conseguenza, le lingue minori, destinate, purtroppo, a soccombere rispetto a quelle più usate per ragioni socio-politiche). 

· Quale emisfero del cervello è responsabile della funzione del linguaggio? 
Il chirurgo francese Paul Pierre Broca ha dimostrato che il linguaggio è lateralizzato a sinistra; ulteriori ricerche hanno poi approfondito gli studi, precisando che questo è vero per quasi tutti i soggetti destrimani, ma non lo è affatto per quelli mancini: in questo caso, infatti, la funzione linguistica è lateralizzata a destra nel 50% dei casi; a sinistra, nel 25%; infine, in entrambi gli emisferi per il resto. 

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