venerdì 30 gennaio 2015

Carnevale: l'origine delle maschere più conosciute

Il Carnevale è il periodo di festeggiamenti che segue il Natale e precede la Quaresima, periodo di astinenza e digiuno. Il culmine della celebrazione carnevalesca è il Martedì Grasso, giorno che precede il Mercoledì delle Ceneri e, durante il quale, c’è l’usanza di bruciare il fantoccio del Carnevale in molte città (come Viareggio).

Ma qual è l’origine del nome “carnevale”? E perché durante questo allegro periodo di festa si è soliti mascherarsi? L’etimologia della parola non è poi così scontata, ma è da sempre oggetto di numerose dispute: secondo alcuni, la parola deriverebbe da “carnem levamen” o da “carnem laxare”, in riferimento alla consuetudine dei Cristiani di astenersi dal mangiare carne durante la Quaresima. Secondo altri la parola avrebbe origine dai “Carnalia”, un tipo di giochi di campagna che si facevano saltando sugli otri, mentre altri ancora vedono in “carrus navalis” la possibile soluzione, da intendersi come Arlecchino “nave su ruote”, forse in riferimento a carri che venivano portati in processione. Infine, perché ci si maschera? Gli Egiziani in onore del dio Nilo, i Greci in onore di Bacco, i Romani durante i Saturnalia usavano mascherarsi: con l’avvento del Cristianesimo questa consuetudine si perse e, con essa, anche il suo significato magico. La maschera, tuttavia, tornò a essere utilizzata durante il Medioevo, quando il cambio d’identità, il trucco e il travestimento assunsero valore di evasione e di burla nei confronti di gerarchie precostituite, di figure di potere, ecc. Il Carnevale trovò il suo culmine in fatto di sfarzo e di grandiosità proprio nella Firenze rinascimentale con Lorenzo de’ Medici e successivamente, grazie alle maschere della Commedia dell’Arte, alcune tipologie di personaggi sono diventate immortali.



Al Carnevale odierno sono legate alcune maschere tipiche, caricature di vizi e difetti degli abitanti delle varie regioni.

Tra le più famose ricordiamo Pulcinella, tipica maschera napoletana, che ha la gobba e il naso adunco e veste con un camiciotto ed un pantalone, entrambi bianchi, ed una mascherina nera.
Arlecchino, originario di Bergamo, rappresentò nel teatro del 1550 la maschera del servo apparentemente sciocco, ma in realtà dotato di molto buon senso. Ghiotto, sempre pieno di debiti ed opportunista, rappresenta il simbolo di colui che si adatta a qualunque situazione ed è disposto a servire chiunque, pur di ricavarne dei vantaggi. Alle sue prime apparizioni indossava un abito bianco, che divenne poi di tutti i colori a forza di rattopparlo. Alla cintura porta infilato il “batocio” (bastone) e la “scarsela” (borsa), sempre vuota.

Scaramuccia nasce in Campania ed è un personaggio napoletano. È un po’ buffone e spaccone e si diverte a fare scherzi, però finisce sempre per prendere le botte. È molto pigro e di lavorare non se ne parla nemmeno. Ha un paio di pantaloni alla zuava con le calze lunghe, una giacca corta ed un mantello. Porta un baschetto nero in testa ed una maschera nera gli copre il viso.

Balanzone è la maschera tipica di Bologna, dottore saccente e ciarliero. È un personaggio burbero e brontolone che fa credere di essere un grande sapiente, ma molto spesso truffa la gente. La storia dice che è un avvocato ed un professore che ha studiato all’Università di Bologna. La sua maschera è una presa in giro per tutti coloro che si vantano del loro sapere appena si presenta l’occasione. Come usavano le persone colte dell’epoca, indossa un abito nero e sopra una lunga toga nera dalla quale spuntano solo un grosso colletto bianco ed i polsini bianchi. Porta una grossa cintura in vita alla quale appende un fazzoletto bianco.

Stenterello di origine fiorentina, è povero in canna e sempre pieno di fame. È la figura di un giovane che grazie alla sua astuzia ed all’ingegno riesce sempre a cavarsela. È vestito con una giacca colorata sopra a un panciotto e dei calzoni corti. Indossa una parrucca con il codino ed un cappello nero.

Scapino, maschera bergamasca nata verso la fine del cinquecento. È un giovane che ama la musica e passa il tempo a comporre melodie e canzoni. Porta un costume colorato ed indossa una mantella. Sua fedele compagna è la chitarra che porta sempre con sé.

Gioppino, maschera di origini bergamasca nata agli inizi dell’ottocento. È un personaggio rubicondo, buffo e simpatico con una grande risata molto contagiosa. Fa il contadino, ma questo lavoro non gli garba molto, poiché deve faticare troppo e guadagnare poco, così cerca sempre di arrangiarsi con lavoretti meno impegnativi e più remunerativi. Indossa calzoni corti, camicia e giacchetta. In testa porta un cappello morbido e si accompagna con un bastone.

Tartaglia è la figura di un avvocato piuttosto grasso e goffo. Il suo nome deriva dal fatto che quando parla balbetta. Porta un paio di pantaloni al ginocchio, le calze lunghe, le scarpe con la fibbia, una camicia con gli sbuffi, una giacca ed il panciotto. Indossa anche il mantello ed un cappello.

Pantalone impersona un vecchio mercante veneziano avaro e brontolone. Il suo vestito è ben conosciuto: giubbetto rosso stretto alla cintura, calzoni e calze attillate, uno zimarrone nero sulle spalle, scarpettine gialle con la punta all’insù. Crede solo nel denaro e nel commercio: autoritario e bizzarro, è però facilmente raggirato dalla moglie e dalle figlie.

Brighella nasce a Bergamo ed è una maschera che sembra essere comparsa prima del Medio Evo. È un giovane servo eclettico, attaccabrighe, furbo. Il suo nome è nato dal fatto che per lui è facile litigare con le persone. Indossa un paio di calzoni bianchi ed una giacca bianca con disegni verdi. Porta un cappello simile a quello di un cuoco ed una maschera nera.

L’unica maschera femminile ad imporsi in mezzo a tanti personaggi maschili è Colombina, briosa e furba servetta. È vivace, graziosa, bugiarda e parla veneziano. È molto affezionata alla sua signora, altrettanto giovane e graziosa, Rosaura, e pur di renderla felice è disposta a combinare imbrogli su imbrogli. Con i padroni vecchi e brontoloni va poco d’accordo e schiaffeggia senza misericordia chi osa importunarla mancandole di rispetto. Indossa un vestito semplice con delle balze sul fondo e un grembiule con qualche toppa. Porta un berretto bianco in testa.

Gianduia è la più importante maschera piemontese di origine astigiana. Circa 200 anni fa, nella città di Torino, viveva un famoso burattinaio divenuto celebre grazie ad uno dei suoi burattini, tale “Gironi” che in dialetto piemontese significa Gerolamo. Siccome il nome faceva pensare a chiare allusioni antinapoleoniche (correva l’anno 1798 e il fratello di Napoleone si chiamava proprio Gerolamo), al burattinaio fu consigliato di cambiare nome al personaggio. Mentre rifletteva su quale nome dargli, vicino ad Asti, il burattinaio conobbe un simpatico contadino, tale Gioan d’la douja, chiamato così perché gran bevitore e frequentatore di locande (douja, in piemontese, significa boccale). Il burattinaio non ci pensò due volte e ribattezzò il suo burattino Gianduia, vestendolo alla stessa maniera del contadino: giacca marrone, panciotto giallo, cappello a tre punte e parrucca col codino girato all’insù, sulla cui punta spicca un nastrino rosso. Gianduia è un galantuomo allegro, dotato di buon senso e coraggio, che ama il buon vino e la buona tavola; è il personaggio popolare simpaticamente presente in tante manifestazioni torinesi con la faccia rubizza.

Meneghino è una maschera che arriva da Milano ed è nata verso la fine del Seicento. È un personaggio simpatico e burlone al quale piace prendere la vita per il giusto verso, anche quando le cose vanno un po’ male. Porta un paio di pantaloni verdi listati di rosso lunghi fino al ginocchio ed un paio di calze lunghe a righe bianche e rosse, una casacca corta ed una camicia con sbuffi e merletti. In testa ha un cappello a tre punte ed una parrucca con il codino, e porta con sé un ombrellino colorato.

Capitan Spaventa è nato intorno alla fine del ‘900 in Liguria. Il suo nome intero è Capitan Rodomonte Spaventa di Val d’Inferno e si tratta di uno spadaccino molto particolare, in quanto alla spada preferisce le parole per colpire i nemici. È un giovane di bella presenza con baffetti e pizzetto, con un abito colorato ed un grosso cappello con le piume.

Rugantino è un personaggio che nasce nel Lazio. Ha un caratteraccio, è scortese e scorbutico. Indossa un paio di calzoni ed una giacca lunga. Ha il panciotto colorato e le calze a strisce. Porta un grosso cappello tipo gendarme.

Sandrone è una maschera che nasce in Emilia Romagna. Si tratta della figura di un contadino un po’ ignorante ma grande lavoratore. È molto furbo e scaltro. Ama il buon vino e porta sempre con sé un fiasco pieno. Porta un paio di pantaloni fino ai polpacci e delle calze lunghe, una giacca ed un panciotto. Indossa le scarpe grosse ed un cappello floscio in testa.


Beppe Nappa è un personaggio nato in Calabria, ma si tratta di un siciliano. È spensierato e felice, ama cantare e ballare ed ogni tanto combina qualche guaio. Ha un lungo naso ed è molto buffo. Lavora come servo presso qualche ricco barone al quale scrocca vino e cibo, finché non viene scoperto. Indossa un abito bianco e le maniche della camicia sono lunghissime. Porta un paio di scarpe con sopra delle palline colorate. In testa ha un cappello nero.

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