giovedì 28 novembre 2013

Curiosità e leggende natalizie


CHI È BABBO NATALE?
Il personaggio di Babbo Natale, la più diffusa icona laica del Natale, deriva dalla figura storica e realmente esistita di San Nicola di Bari.
La storia del paffutello Babbo Natale comincia con la vita e le opere di San Nicola di Bari, nato intorno al 270 d.C. e vissuto probabilmente per una settantina d’anni. In particolare, due episodi legati alla vita di questo Santo hanno contribuito in maniera fondamentale ai primi fondamenti della leggenda.
San Nicola, vescovo di Myra (una provincia turca), esortava i parroci della sua diocesi a evangelizzare il popolo, che non poteva recarsi in chiesa a causa del lungo freddo invernale, cominciando dai bambini. Per far sì che questi ultimi ascoltassero le parole dei sacerdoti, li spronava anche a portar loro dei doni. La regione di Myra era particolarmente fredda, per cui i sacerdoti arrivavano nei piccoli villaggi innevati tramite slitte trainate da cani, con sacchi carichi di doni.
Un secondo episodio che secondo la tradizione vide protagonista San Nicola, fu il dono fatto ad una famiglia di un uomo ridotto in povertà che voleva avviare le sue tre figlie alla prostituzione per far fronte alle necessità. Per scongiurare questa sciagurata ipotesi, San Nicola avvolse del denaro in tre panni e, un pacco per notte, li gettò nella casa del povero fornendo così una dote alle figlie in età di matrimonio.
Questi due episodi hanno rappresentato il vero seme della leggenda di Babbo Natale.
San Nicola fu canonizzato come Santo nel VI secolo, e a partire dal 1200 è festeggiato il 6 dicembre.

Perché, invece, i doni di Babbo Natale arrivano il 25 dicembre? Il “nuovo nome” e la notte prescelta per i doni si sono anch’essi evoluti con il passare dei secoli. In Olanda, nacque una festa dedicata a San Nicola, che prende il nome di “Sinterklass”. Questo nome, divulgato nella cultura inglese e più tardi americana, fu traslato in Santa Claus, nome con cui è riconosciuta universalmente la figura di Babbo Natale. Gli abiti con cui è raffigurato Sinterklass sono ancora assimilabili a quelli di un vescovo, con copricapo e pastorale. Vi è tuttavia la presenza della lunga barba bianca e la particolare caratteristica del volo (su un cavallo bianco) per portare doni.

A separare definitivamente le due figure di San Nicola e di Babbo natale hanno contribuito due episodi risalenti all’Ottocento.

Il primo vede Clement Clarke Moore, scrittore newyorkese, pubblicare un celebre poemetto dal titolo “A visit from Saint Nicholas” anche più conosciuto come “The night before Christmas”. Questo poemetto vede la raffigurazione di San Nicola come un vecchio dalla lunga barba bianca con naso e guance paonazze a portare i doni nella notte tra il 24 e il 25 dicembre. Inoltre, porta dei vestiti rossi con bordi di pelliccia bianca, i doni vengono portati scendendo dal camino e il trasporto da una casa all’altra avviene tramite slitta trainata da renne, tanto che a ciascuna viene dato un nome. Il poemetto ebbe enorme successo e seguirono nel corso dell’Ottocento molte illustrazioni ad esso legate.

La più importante (ed è questo il secondo episodio) è quella realizzata da Thomas Nast nel 1862 e pubblicata sull’ Harper’s Weekly: Santa Claus è raffigurato come un elfo abbondantemente appesantito e rotondeggiante. In più, al vestito rosso orlato di pelliccia bianca si aggiungono gli stivali. La figura di Santa Claus (che diventa “Babbo Natale” in Italia) è ormai completa e del tutto indipendente da San Nicola.

DOVE ABITA BABBO NATALE?
Negli ultimi anni si è ampliata la credenza secondo la quale Babbo Natale viva in Lapponia, tant’è vero che oggi, nel paese di Rovaniemi è stato ricostruito un villaggio dedicato al vecchietto panciuto in rosso. La leggenda di come Babbo Natale abbia scelto lo sua dimora, è stata divulgata e resa popolare dal presentatore finlandese Markus Rautio (in arte Markus-setä, “zio Markus”), che negli anni Venti conduceva un programma radiofonico per bambini, “Lastentunti”. Zio Markus narrava ai bimbi che dall’alto della cima di Korvatunturi, “la montagna dell’orecchio”, Babbo Natale era in grado di ascoltare tutto ciò che i bambini dicevano, scoprendo quindi se facevano i capricci o facevano i bravi. Se Babbo Natale è in grado di sentire tutto, ha però bisogno di occhi vigili: a questo ci pensano i piccoli gnomi (“joulutontut”), che spiano i bimbi dalle finestre delle loro camerette per vedere se fanno i monelli e fanno rapporto al capo. Inoltre, Babbo Natale aveva bisogno di vastissimi spazi per poter usufruire di un grosso magazzino e di una fabbrica di giocattoli. 

I BASTONCINI DI ZUCCHERO
Diffusi pian piano dall’America e dai Paesi anglossassoni, sono arrivati perfino in Italia. Utilizzati come decorazioni per gli alberi di Natale, con la loro tipica forma uncinata, sono in genere di colore rosso e bianco. Pochi sanno che il bastoncino di zucchero riprende, secondo un’antica leggenda, la classica forma della lettera “J”, iniziale del nome di Gesù Bambino in inglese (Jesus). Il bianco rappresenta la purezza e il rosso rappresenta il sangue versato nel sacrificio di Gesù per tutti gli uomini.

PERCHÉ IL VISCHIO?
La leggenda narra di un vecchio mercante, avido e avaro, che per tutta la vita aveva accumulato ricchezze su ricchezze piangendo miseria e simulando nullatenenza durante le sue compravendite. Una notte, arrivato in vecchiaia, fu colto da una spaventosa insonnia e continuava a voltarsi nel letto sino a che la sua attenzione non fu attirata da rumori che provenivano dall’esterno. L’uomo aprì l’uscio di casa e vide una folla di uomini che si recavano verso una comune direzione. Tra questi, uno si volse verso di lui chiamandolo: – Fratello! Non vuoi unirti a noi?- Qualcuno sorrideva, qualcuno tendeva la mano. Il mercante si lasciò trasportare, pensando a quanto questa povera gente fosse gentile con lui, che era stato scontroso per tutta la sua vita. Cammina, cammina, giunsero alla grotta di Betlemme, e tutti entrarono
omaggiare Gesù Bambino e tutti, anche i più poveri, avevano qualcosa in dono. Il mercante allora si rese conto che lui, l’unico ricco e che avrebbe potuto portare molti doni, era a mani vuote. Allora si gettò ai piedi del bambino e pianse, pianse chiedendo perdono, pianse spostandosi e reggendosi a un albero, finché il suo cuore non cambiò, vestendosi di bontà e dolcezza. Le sue lacrime, al mattino, divennero perle splendenti tra due foglioline: era nato così il vischio.

GLI ANIMALI PARLANTI
Una leggenda del Natale molto affascinante, è quella degli animali parlanti. Si narra che ogni anno, nella notte tra la vigilia e Natale, allo scoccare della mezzanotte ci sia una magia che si compie ripetutamente da sempre. Tutti gli animali acquistano il dono, solo per quella notte, della parola, confrontandosi tra loro sugli umani, sui loro comportamenti e commentandone azioni e discorsi. Una magia irripetibile, che però non deve essere mai e poi mai svelata dagli uomini.

GLI ADDOBBI DELL’ALBERO DI NATALE
L’albero di Natale ha significato simbolico di rinnovamento della vita.
Si dice che un giorno Gesù, dinanzi a degli abeti che dovevano essere benedetti, si accorse di un albero che cresceva nel giardino di una casa, ricoperto completamente di ragnatele spesse e fitte. In un istante, Gesù trasformò le ragnatele in fastosissime ghirlande dorate, che resero l’albero maestoso e lucente. Da allora lunghe ghirlande decorano i nostri alberi di Natale, di tutte le forme, dimensioni e materiali. Le palline dell’albero di Natale, invece, sono il simbolo delle risa cristalline di Gesù Bambino. A Betlemme, infatti, un giocoliere si recò a fare visita al piccolo, ma non avendo nulla per omaggiarlo, decise di cimentarsi con l’arte che conosceva molto bene, quella dei giochi. Cominciò a far ruotare le palline in aria, scatenando nel Bambin Gesù tante risate alla vista delle palline rotanti.

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