mercoledì 30 ottobre 2013

Irlanda: curiosità

TRIFOGLIO
La parola inglese “shamrock” deriva dall'Irlandese "seamróg", che nelle lingua originaria significa letteralmente "pianta che cresce in estate". Il trifoglio era una delle piante sacre agli antichi Celti e solo secoli più tardi venne associato a Saint Patrick, patrono e protettore dell'isola. Secondo la leggenda, infatti, San Patrizio utilizzò proprio un trifoglio per spiegare alle popolazioni pagane dell'isola il significato della Trinità Cristiana, ben sapendo che questa pianta era da loro considerata sacra. Il simbolo del trifoglio è registrato presso il WIPO (World Intellectual Property Organization) come simbolo ufficiale della Repubblica d'Irlanda.

BIRRA
La storia che lega la birra all’Irlanda è antica di secoli. Furono i Celti a far spazio nella propria cultura a questa bevanda proveniente dal lontano Oriente, che chiamavano “corim” e aromatizzavano con miele ed erbe selvatiche. Bevanda particolarmente gradita anche a San Patrizio, patrono d’Irlanda, che pare avesse eletto Mescan, un frate molto apprezzato per la sua abilità nel brassaggio, come birraio personale.
In Irlanda la produzione di birra divenne a partire dall’Alto Medioevo competenza pressoché esclusiva di corti e monasteri.
Sfera nobiliare a parte, la birra era ormai entrata nella cultura popolare. L’attività brassicola trovò nuova dimensione nella “cottage industry”, che si diffuse più o meno in tutta l’isola: produzioni casalinghe iniziarono ad essere servite al pubblico, in genere in una stanza della casa del mastro birraio di turno. Anzi, della mastra birraia, perché la produzione di birra era di solito competenza delle donne. Era considerata un’attività domestica come tante altre, come preparare il pane o la cena. La fama di alcune di queste birre si diffuse oltre le mura domestiche e le “ale house”, antenate dei pub, fecero la loro comparsa. Questo sistema fece aumentare la produzione di birra fino alla metà del ‘700, quando nacquero le prime grandi industrie birrarie irlandesi. Nel 1759, Arthur Guinnes fondò nella periferia di Dublino quella che sarebbe poi diventa un’autentica istituzione irlandese e birra per antonomasia.

SAINT PATRICK’S DAY
Il 17 marzo di ogni anno si celebra Saint Patrick’s Day, il giorno del santo patrono d’Irlanda.
Si festeggia oggi perché San Patrizio sarebbe morto il 17 marzo 461, probabilmente a Saul, nella contea di Dawn. La festa è sempre stata un’importantissima ricorrenza religiosa in Irlanda ma solo negli anni ultimi anni ha assunto i toni folcloristici e festaioli che si vedono oggi in tutto il mondo. A San Patrizio sono state associate diverse leggende, più o meno prive di fondamento, e alla sua festa sono legate diverse usanze e tradizioni.

LEPRECHAUN
Tra i più importanti personaggi della tradizione irlandese troviamo i classici folletti dispettosi che abitano l'isola. Secondo le leggende, i leprechaun producono e riparano scarpe, e si dice che siano molto ricchi, in possesso di vasi pieni d’oro. Se qualcuno riesce a fissare lo sguardo su un folletto, non può scappare e deve darvi i suoi tesori. Solitamente vengono rappresentati vestiti di verde con pipa e cappello. Il leprechaun incarna anche i vizi del popolo irlandese: è un gran bevitore di birra e whisky, estimatore di tabacco e fumatore di pipa.

ESSERE UN POZZO DI SAN PATRIZIO
L’espressione "essere un pozzo di San Patrizio", che si dice di un'impresa o di una persona che consuma o inghiotte insaziabilmente, quasi senza fondo e per quanto si profondano energie, denari o altro, non si riesce mai a venirne a capo, trae origine da una leggenda irlandese.
Secondo la leggenda, san Patrizio era solito ritirarsi in preghiera sull’isolotto Lough Derg (Donegal), in Irlanda, dove esisteva una profonda caverna. Si narra che Cristo gli avesse indicato quella caverna per far vincere l’incredulità dei fedeli poco convinti a proposito delle pene dell’aldilà: chi fosse riuscito a raggiungerne il fondo, superando una serie infinita di prove, avrebbe ottenuto la remissione dei peccati e l’accesso a un luogo di delizie e infine al Paradiso.
In Italia, ad Orvieto, esiste un “pozzo di San Patrizio” costruito da Antonio da Sangallo il Giovane su commissione del papa Clemente VII. Fu nominato in questo modo perché ricordava la caverna sull’isola irlandese.

CONFLITTO INGLESI-IRLANDESI
L’Irlanda ha subito secoli di invasione inglese, con qualche strascico che è arrivato ai giorni nostri. Fino al XII secolo, l’Irlanda era divisa in piccoli regni tribali tenuti assieme da una forma primordiale di federalismo, poi nel 1155 un esercito anglo-normanno invase l’isola col beneplacito del papa Adriano IV, unico papa inglese della storia. Gli inglesi ritenevano che gli irlandesi fossero rozzi e primitivi, che dovevano essere civilizzati. In realtà, le antiche leggi irlandesi mostrano una civiltà decisamente avanzata, che promuoveva gli studi intellettuali e che metteva al bando le pene corporali per sostituirle con ammende pecuniarie. Nel 1366 vennero emanati gli Statuti di Kilkenny, che abbozzavano le prime forme di “apartheid” ai danni degli Irlandesi. Alcune infrazioni a questi Statuti erano punite con l’esproprio delle terre, una pratica che gli Inglesi utilizzeranno per secoli per annientare la classe dirigente irlandese.
Con la Riforma Protestante nacque un ulteriore fattore di differenziazione fra Inglesi e Irlandesi. Per gli Irlandesi la fede cattolica divenne un elemento di aggregazione identitaria e l’invasione dei protestanti inglesi assunse i tratti di una guerra di religione.
Nel clima delle guerre di religione, l’Inghilterra temeva che le potenze cattoliche, Francia e Spagna, potessero istigare gli Irlandesi contro gli Inglesi, perciò nel 1649 il conflitto salì d’intensità: Cromwell sbarcò in Irlanda col suo esercito di puritani e mise l’isola a ferro e fuoco. Il condottiero della “Divina Provvidenza” mise in atto una vera e propria pulizia etnica che falcidiò un terzo della popolazione. Si avviò anche un traffico di schiavi irlandesi che venivano deportati nelle piantagioni coloniali dove venivano venduti assieme agli schiavi africani.
Solo alla fine del ‘700 iniziarono i primi tentativi di rivolta da parte degli irlandesi. Fu all’inizio del ‘900 che in Irlanda si riorganizzò una coscienza identitaria. Grandi intellettuali irlandesi come Joyce e Yeats guardavano con interesse alla causa indipendentista.
Oggi la fase più acuta del conflitto sembra superata, ma permane un sentimento di ostilità fra Inghilterra e Irlanda che lascia traccia in modi di dire volutamente provocatori che sono molto in voga nel linguaggio quotidiano di entrambe le parti.


MUSICA
L’universo alla base della musica irlandese, soprattutto nella sua matrice folk e ancora più arcaicamente celtica, è certamente conosciuta in tutto il mondo, in quanto assieme a quella proveniente da tutto l’arcipelago britannico ha vissuto il suo viaggio attraverso l’oceano, accompagnando gli emigranti irlandesi che l’hanno tramandata nei secoli fino a influenzare la radice stessa del rock ai suoi albori negli Stati Uniti. Negli anni i musicisti irlandesi hanno conquistato il panorama musicale internazionale mischiando appunto gli elementi tradizionali della loro cultura al rock, al blues e alla musica pop. La musica tradizionale irlandese, per esempio, comprende canzoni da osteria, ballate e lamenti, il tutto accompagnato da una grande varietà di strumenti, come il classico “fiddle” (particolare tipo di violino molto comune nella musica folk) e un tipo di cornamusa chiamata “Uilleann pipe”.
Artisti come Van Morrison e band musicali come U2, i Cranberries, The Corrs, Snow Patrol e ancora Bob Geldof, Sinéad O'Connor e Enya, sono solo alcuni dei personaggi famosi che hanno reso celebre la cultura musicale irlandese nel mondo.




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