lunedì 15 luglio 2013

Elisa Farina


Ad ogni tipologia testuale la sua strategia traduttiva. Arriva un testo nuovo, ci do uno sguardo: d’accordo, è un manuale tecnico su sistemi di costruzione a secco. Ciò che ci vuole, qui, è meticolosità nella ricerca terminologica e una resa pratica, senza fronzoli. Ne arriva un altro: questa volta è un’esaltazione delle bellezze turistiche bavaresi. Benissimo, passo alla modalità “riformulazione dei contenuti in chiave creativa e accattivante”. Questo è il mio lavoro, è come mi guadagno da vivere, è ciò che riempie le mie giornate (per non parlare di notti, fine settimana e feste nazionali)… e non vorrei fare null’altro al mondo. Lo sapevo forse già che la creatività sarebbe stata tanto importante per il mio futuro professionale quando dall’alto del mio seggiolone obbligavo tutta la famiglia ad augurarsi buon appetito con un non meglio articolato “Pinke”… la mia personale rivisitazione del tedesco “Guten Appetit”? Il mio futuro si stava forse materializzando dinanzi a me quando all’età di 9 anni mi trasferii con mamma, papà, fratellino e coperta di Linus (la mia si chiama Teì) in Germania per tre anni? Avevo forse un vago presentimento che avrei sposato un sivigliano e sarei finita a vivere in Spagna quando all’università decisi di affiancare all’inglese e al tedesco lo spagnolo (che all’epoca vinse una battaglia all’ultimo sangue contro il francese, che comunque ebbe la sua rivalsa quando lo aggiunsi al piano di studi nel biennio di specializzazione)? Forse. Ciò che so con assoluta certezza è che dall’età di 12 anni, quando per un motivo o per l’altro accantonai il sogno di diventare archeologa, ho sempre voluto studiare lingue e lavorare come traduttrice e interprete. Ed eccomi qui. In fin dei conti, il minuzioso e paziente lavoro di ricerca e studio intrinseco nell’attività quotidiana di un traduttore ha molto del lavoro proprio dell’archeologo. E la mia passione per la storia -così come i miei altri grandi amori: la letteratura e il cinema (oserei dire che la foto della mia torta nuziale parla da sé)- mi è stata di grande aiuto nella traduzione di svariati testi, specialistici e non. In un modo o nell’altro, il mio è stato un percorso segnato fin dall’inizio. Ma in fin dei conti, Mox lo fa spesso notare: i sintomi di un futuro traduttore sono più che evidenti allo sguardo che li sa cogliere.



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