venerdì 28 giugno 2013

Curiosità sulla Spagna

Madrid è una delle capitali più alte d’Europa. Si trova nell'altipiano della Meseta, a 667 metri di altitudine ed è seconda solo ad Andorra la Vella, capitale d'Andorra, che si trova a 1.070 metri.

Le tapas sono degli stuzzichini che in Spagna ricoprono i banconi di quasi tutti i bar. Sono nate per accompagnare un bicchiere di vino o di birra. Andare da un bar all'altro prima di cena bevendo alcolici è sempre stata un'usanza tipica in Spagna. Ecco perciò che per evitare di bere a stomaco vuoto, si pensò di accompagnare vino e birra con tapas molto semplici, preparate con una fetta di pane e degli ingredienti a freddo abbinati ad insaccati, formaggi, pesce in scatola e conditi con maionese o olio. Ormai le tapas sono una vera e propria istituzione e con l'ir de tapas (andare a tapas) si sostituisce il pranzo o, soprattutto, la cena.

Alla fine della dittatura del generale Francisco Franco (1892-1975) ebbe inizio la transizione verso la democrazia che portò all’approvazione della Costituzione Spagnola del 1978. Il processo di modernizzazione portò l'Administración Turística del Estado (Amministrazione Turistica dello Stato) a iniziare un piano di sviluppo del settore terziario usando tecniche innovatrici di marketing che non erano ancora state usate da nessun altro organismo turistico. 
Turespaña (Istituto di Turismo di Spagna) pensò quindi di ricorrere ai grandi artisti del tempo perché creassero un logo. La scelta ricadde su Juan Miró, il quale fece un logo che consisteva in un’unione tra le lettere di España (Spagna) che aveva già fatto per i Mondiali di Calcio del 1982, accompagnate da un disegno di un sole e una stella, chiamato poi El Sol de Miró. Il pittore non volle nessuna ricompensa per questo logo. Questa fu l’ultima opera che Miró realizzò. Al principio questo logotipo non ebbe il successo sperato e fu anche definito ironicamente da alcuni "L’uovo fritto di Miró". In poco tempo però si convertì nel simbolo ufficiale dello Stato spagnolo. Inoltre anche grazie al logo, l’immagine della Spagna iniziò a distinguersi e produrre gli effetti sperati, ovvero portò a un incremento della domanda turistica. Inoltre, El Sol de Miró è il primo simbolo astratto utilizzato per identificare un paese. Ha trasformato così tanto la pubblicità turistica spagnola a livello mondiale che venne imitato da numerosi altri stati.


Dal 1884 Gaudì è impegnato nella costruzione della Sagrada Familia, una grande basilica sita in Barcellona. L'artista vi dedicò quarantatre anni, fino al 1925 quando, sorretto da un forte misticismo si ritirò nel laboratorio della Sagrada Familia e l'anno dopo morì investito da un tram mentre si recava a messa nella chiesa di S. Felipe Neri.
Gaudì aveva progettato un colossale complesso con cinque navate longitudinali e tre trasversali, un'abside semicircolare, nove cappelle e due scale a chiocciola. Prevedeva inoltre tre facciate: Natività, Passione e Morte, Gloria di Cristo; dodici torri sulla facciata a rappresentare gli apostoli, torrione centrale con quattro torri (Cristo e gli Evangelisti) e la torre absidale (la Vergine).
L'opera però rimase incompiuta alla morte di Gaudì, nel 1926, quando le uniche parti realizzate erano l'abside, la cripta, la facciata della Natività e una torre. Tutt'ora continuano i lavori per portare a termine l'opera seguendo l'impostazione di Gaudì.

Il flamenco nasce come espressione elitaria, privilegio di pochi, sviluppandosi nella bassa Andalusia (il triangolo formato dalle province di Jerez de La Frontera, Cordova e Siviglia) dall’incontro tra la musica popolare andalusa (ricca di valenze orientaleggianti dovute alla lunga dominazione araba su territorio spagnolo) ed il patrimonio espressivo dei gitani, stanziatisi nella penisola iberica a partire dal 1500. Si tratta dunque di arie popolari già presenti in Andalusia, rielaborate e reinterpretate dai gitani, secondo quel particolarissimo e virtuosistico modo d’interpretare proprio degli zingari di tutto il mondo. 
I gitani raccontano nel flamenco la loro storia, l’odissea di un popolo alternativamente perseguitato e privilegiato. Dopo un primo periodo idilliaco in Spagna, in cui si facevano passare per condottieri cristiani, cominciarono le persecuzioni, le espulsioni e le torture. Ecco perché nel flamenco sentiamo quei tipici lamenti (ahy… ahy…) così particolari e caratteristici solo di questa musica che la rendono inconfondibile ed allo stesso tempo così accattivante. Risulta difficile non sentirsi coinvolti da melodie che narrano di amori non corrisposti, di famiglie spezzate, di lavori forzati, di anni di reclusione lontano dai propri cari.
Per questo forse il flamenco sembra racchiudere in sé una contraddizione inspiegabile, quasi magica: è un’espressione d’élite, solo per pochi (i gitani si considerano i soli depositari di questa arte, che ritengono di aver creato) ma in grado però di catturare l’attenzione, di ipnotizzare qualsiasi pubblico, in qualsiasi parte del mondo.

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