martedì 23 aprile 2013

Storia del diritto d'autore

Il diritto d'autore (e il copyright) deve la sua nascita a due elementi strettamente legati: da una parte il miglioramento delle tecniche di riproduzione degli scritti; dall'altra parte, la costituzione della nozione stessa di “autore” e di “opera”.

Il diritto d’autore nasce principalmente dalla necessità di tutelare l'atto creativo, ponendo l'accento sull'importanza dell'autore. Oltre a dare privilegio e dignità alle figure autoriali, il diritto d'autore vuole assicurare quelli che sono gli investimenti a monte del processo creativo, incentivando l'indipendenza economica dell'autore e scoraggiando le classiche forme di mecenatismo e clientelismo che possono facilmente andare a contaminare l'originalità di un'opera di ingegno. Esso vuole inoltre costituire un patto sociale tra l'autore e la collettività nel quale il primo potrà godere del ricavato della sua opera, mentre la società trarrà beneficio dalla diffusione di conoscenza e cultura. 
In questo senso uno degli scopi originari del diritto d'autore è la libera circolazione di contenuti culturali, sebbene esso si sia declinato nel tempo e nello spazio in diverse forme, discostandosi talvolta dai suoi principi iniziali.


Nell'antichità non c'era un reale problema di tutela economica, in quanto l'analfabetizzazione e le tecnologie del tempo implicavano la pubblicazione di un numero davvero esiguo di copie. Non solo, ma gli autori potevano garantirsi una vita comunque agiata, vivendo di compensi da parte dei committenti e altre figure. 
Tuttavia nelle civiltà occidentali, nella fattispecie quella greca e quella romana, piuttosto frequenti erano i casi di plagio, che venivano riconosciuti dalla legge e puniti allontanando i colpevoli. 
Durante il Medioevo la cultura si era spostata nei monasteri. Con la nascita delle università venivano richiesti manoscritti arrivando così alla nascita delle cosiddette officine scrittorie, ovvero quei luoghi nei quali gli amanuensi riproducevano a mano i testi. Tuttavia esisteva un diritto d'autore meno diffuso, il quale faceva leva sulle superstizioni del tempo: le maledizioni scritte sulla prima pagina del manoscritto.


Il 1455 fu un anno di estrema importanza nella storia del diritto d'autore: vi fu l'invenzione della stampa a caratteri mobili da parte del tipografo tedesco Johann Gutenberg. Tale invenzione portò a significative conseguenze: i costi di produzione dei libri calarono, aumentando dunque il numero degli stampati, e così la diffusione degli stessi.
Fino alla prima metà del Quattrocento la circolazione dei volumi interessava pochissimi individui letterati, di alta estrazione sociale, in quanto unici a poterne fruire sia per disponibilità economica sia per capacità di apprezzarne il contenuto. D'ora in poi (anche se attraverso un processo molto lungo e lento) i contenuti saranno accessibili a un maggior numero di persone e dunque diventerà di estrema importanza porsi il problema sui diritti di chi crea, distribuisce o dispone di tali contenuti.


Un antenato del diritto d'autore è il sistema dei privilegi che venne adottato a Venezia nel XV secolo. Il tedesco Giovanni da Spira introdusse la stampa a Venezia pubblicando le Epistolae ad familiares di Cicerone. A lui fu concesso il primo privilegio, datato 18 settembre 1469. Tale privilegio vietava a chiunque, tranne che a Spira, di esercitare l'arte della stampa o importare libri dall'estero. Non veniva tutelato l'autore, bensì lo stampatore. Il primo privilegio concesso a un autore, infatti, è datato al 1486 e da allora furono sempre più frequenti le richieste di privilegi da parte di autori, editori e stampatori. Per una legge vera e propria sull'editoria bisognerà aspettare il XVII secolo.

Nel 1710 in Gran Bretagna, sotto il Regno della regina Anna Stuart, venne abbattuto il sistema dei privilegi con uno Statuto che prende il nome della stessa sovrana: lo Statuto d'Anna. Tale atto aveva l'intento di garantire il copyright agli autori delle opere per una durata di quattordici anni, i quali potevano essere rinnovati nel caso in cui l'autore fosse ancora in vita. Lo Statuto d'Anna subì varie modifiche negli anni a opera di giuristi inglesi molto famosi in quei tempi, ma viene ricordato anche oggi come uno degli eventi più significativi nella storia del diritto d'autore. D'ora in poi in Europa, tutte le leggi sui diritti spettanti ad autori ed editori trarranno spunto proprio dallo Statuto d'Anna.

Successivamente anche in Francia, in piena rivoluzione, si sentì l'esigenza di abbattere il sistema dei privilegi. Il 13 gennaio 1791 la legge Le Chapelier abolì il sistema dei privilegi delle opere teatrali, e garantì i diritti d'autore per cinque anni dopo la morte, che nel 1793 vennero prolungati a dieci con la legge Lakanal.

Il diritto dei diversi stati preunitari fu unificato con legge 25 giugno 1865. Il 19 settembre 1882 fu emanato il Testo Unico n. 1012. Dal punto di vista sostanziale le modifiche furono marginali.
La materia fu poi regolata dal D.L.7 novembre 1925 n. 1950 e il relativo regolamento del 15 luglio 1926 n. 1369, che abolì la subordinazione della nascita del diritto all'osservanza di formalità di registrazione e che aprì la strada quello che è l'attuale diritto, come formalizzato dalla legge 22 aprile 1941.

Una normativa da cui si trae maggiormente spunto per il diritto d'autore attuale, è la Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche (CUB) del 1886. È importante il principio fondamentale su cui si articola la Convenzione, ovvero l'internazionalizzazione della normativa, per cui il diritto d'autore viene tutelato in tutti gli Stati che ne fanno parte. La tutela è automatica e non viene richiesta nessuna registrazione, anche se i singoli Stati sono comunque liberi di richiederle (e ciò avviene soprattutto negli Stati Uniti). Un altro principio fondamentale su cui si basa la giurisprudenza attuale che prende spunto dalla Convenzione è quella della durata della tutela del copyright, che ha un minimo di cinquant'anni dopo la morte dell'autore. In Italia ad esempio ha durata settant'anni dopo la morte dell'autore. Nel 1994, con la firma a Marrakech del TRIPs Agreement, tutti gli stati aderenti si impegnarono a uniformarsi alla Convenzione di Berna.



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