venerdì 12 aprile 2013

Stefano Bartezzaghi - Come dire. Galateo della comunicazione


BIOGRAFIA

Stefano Bartezzaghi, nato a Milano nel 1962, è un giornalista e scrittore italiano.
Si è laureato al DAMS (Discipline delle Arti, Musica e Spettacolo della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna).
Dal 1987 ha tenuto rubriche sui giochi, sui libri, sul linguaggio. Attualmente collabora con il quotidiano La Repubblica, per il quale pubblica le rubriche "Lessico e Nuvole", "Lapsus", "Fuori di Testo", e con il settimanale l'Espresso, con la rubrica di critica linguistica "Come dire".
Dal 2010 è docente a contratto presso lo IULM - Libera Università di Lingue e Comunicazione di Milano, dove attualmente insegna "Teorie della creatività".
Nel febbraio 2013 è membro della giuria di qualità alla 63esima edizione del Festival di Sanremo, condotta da Fabio Fazio e Luciana Littizzetto.
Tra le sue opere principali ricordiamo: Come dire. Galateo della comunicazione (Mondadori, 2011), Non ne ho la più squallida idea (Mondadori, 2006), Lezioni di enigmistica (Einaudi, 2001), Non se ne può più. Il libro dei tormentoni (Mondadori, 2010), Incontri con la Sfinge (Einaudi, 2004), Una telefonata con Primo Levi (Einaudi, 2012).

COME DIRE. GALATEO DELLA COMUNICAZIONE

Partendo dalla dinastia Agnelli, che nelle sue ultime propaggini ha proposto nomi di difficile digestione (Leone, Agnelli, Elkann povero fanciullo), fino alle follie della gente comune (uno su tutti Maikol scritto così, come si pronuncia), passando per gli errori ortografici più o meno comuni, fino ad arrivare alla giusta compilazione del menù. In un trascinarsi irresistibilmente comico, il linguista traccia le linee fondamentali dell'italiano di oggi. Così si parla delle nuove forme della lingua nell'era digitale (toccando, per necessità, le meraviglie linguistiche che i social network mettono a disposizione), dei nuovi strafalcioni e di quelli antichi, ma non desueti. E ancora come essere volgari nei diversi dialetti, partendo dai "cabbasisi" dell'ormai celebre Camilleri che ha sdoganato il siciliano in tutta la Penisola, o come scrivere un testo perfetto per Sanremo utilizzando figure tipiche della canzone italiana come se fossero figure retoriche (e ironizzando sulle canzoni di Vasco Rossi: "La cosa che uno come Vasco fa più spesso con le parole, è esclamarle. Esclama"). Un buon libro di linguistica dove si insegna, anche, a fregarsene della grammatica e a vivere felici lo stesso.

È possibile acquistare il libro presso qualsiasi libreria, oppure on-line su: www.ibs.it e www.amazon.it

 LEGGI UN ESTRATTO.....


Valutate voi gli effetti di un anacoluto, di una pronuncia malcerta, di una parola sgarbata. Ognuno ha il diritto di apparire ignorante, sciatto, volgare, snob, ricercato, tamarro, pedante, infantile. È il vecchio paragone con l’abbigliamento: nessuno vi proibisce di andare a laurearvi con le infradito. A me preme solo assicurarvi che c’è una relazione fra il linguaggio che usate e l’ambiente e la circostanza in cui lo usate. È meglio saperlo, è meglio tenerne conto. Ma non c’è libro che possa farvi provare cosa succede se parlate a un bambino come se fosse un vigile urbano, e viceversa; se ripetete al farmacista, in negozio, lo stesso insulto che gli avete rivolto (senza peraltro riconoscerlo) in automobile il giorno prima; se dite “corrusco” per significare “corrucciato”. Se è impossibile essere felici senza mai fare neanche un errore (e questo è Paolo Conte), la felicità ha il suo prezzo, ma il conto viene assegnato individualmente. Non posso immaginare io quali esperienze vi insegneranno cosa evitare. Sarebbe come pensare di insegnarvi che il gelato al cioccolato è migliore di quello alla banana, o che il blu vi dona e il marrone no.

Estratto dal libro Come dire. Galateo della comunicazione, Stefano Bartezzaghi, Mondadori

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