venerdì 29 marzo 2013

Senza Kurt

Dove si ripercorrono le storie individuali di Dave Grohl e Krist Novoselic. Dopo la morte di Cobain tutti li davano per finiti, artisticamente parlando. E invece il primo è diventato il leader d’un gruppo rock di vasto successo come i Foo Fighters e il secondo, dopo aver suonato in almeno tre formazioni differenti, ha intrapreso la carriera politica. Per continuare a cantare e a contare.
- di Cristiana Paolini

Cosa potevano fare due ragazzi non ancora trentenni all’indomani del suicidio del simbolo della Generazione X, nonché leader e principale compositore di un gruppo ormai leggendario ma con nemmeno dieci anni di storia alle spalle? Come gestire il proprio ruolo di gregari e ideare un futuro? 

Krist Novoselic e Dave Grohl si sono tro­vati in una situazione che definire scomoda e incerta è dir poco, ma a distanza di più di un decennio da quel fatidico 8 aprile 1994 è possibile tracciare un profilo sorprenden­temente poliedrico e sfaccettato di questi due “gregari”. Ognuno nel proprio ambito, con il proprio talento e la propria distinta personalità che affonda le radici nella sto­ria e nel ruolo assunto aH’interno del grup­po, e ognuno in parte portando avanti un ideale personale d’indipendenza tanto pro­fondamente difeso da Cobain da credere nell’utopia di poter riformare il sistema del mainstream dal suo interno. 

E il 1985 quando Robert Novoselic invi­ta a casa sua, ad Aberdeen nello stato di Washington, l’amico Kurt Cobain, che su­bito rimane colpito dalla musica punk che esce dallo stereo del fratello di Robert, Chris. Robert e Chris sono figli di emigra­ti croati; Krist è il nome di battesimo, ma lo spelling sarà modificato in Chris per buo­na parte della vita fino alla scelta definitiva di abbracciare le proprie origini balcaniche nel 1993. Per cambiare ambiente in preda a una crisi giovanile, nel 1980 Krist aveva tra­scorso un anno presso dei parenti nell’allo- ra Jugoslavia, un’esperienza che probabil­mente salderà le sue origini e ne formerà la sensibilità socio-politica di stampo radica­le, poi impressa nei Nirvana e ampiamen­te manifestata in seguito. Ed è proprio nel Paese di origine che entrerà in contatto con il punk di Sex Pistols, Ramones e band lo­cali, sovrapponendo questo genere irruen­te e libertario ai già amati Led Zeppelin, Aerosmith e Black Sabbath. Lo stesso identico processo di maturazione musicale era in atto simultaneamente in Cobain, por­tando i due a condividere il circuito roadie dei Melvins (band di Aberdeen tan­to sottovalutata quanto fondamentale per l’input seminale di tutta la scena grunge di Seattle, nonché supporter dei Nirvana du­rante il tour italiano di In Utero nel ’94).

Si stava inoltre delineando la genesi del­l’essenza Nirvana: quell’estetica indie capace di sintetizzare l’hard rock e il punk con la melodia del pop, e che conduce nel 1989 un Cobain cantante e chitarrista e un Novoselic bassista all’incisione di Bleach. Krist Novoselic è forse da sempre il meno conosciuto dei tre Nirvana, indubbiamen­te anche alla luce della non proprio brillan­te carriera musicale intrapresa nell’era post Nirvana. È però indubbia una certa aura di simpatia che ha sempre avvolto questo ra­gazzo altissimo ed estroverso, una sorta di alter ego dell’apparente introversione di Cobain, come spesso hanno testimoniato i live. Se anche dal punto di vista compositi­vo pare non avere apportato un contribu­to rilevante, è tuttavia forse ingiusto non ri­conoscergli un’importanza seminale nel­la costituzione del gruppo, senza conside­rare che i grandi sono tali anche in virtù dei buoni compagni che si scelgono.
Pur non notissima, e certo non abbondan­te, dopo la fine del gruppo la produzio­ne musicale di Novoselic è comunque pro­seguita. Nel 1995 fonda i Sweet 75 insie­me alla cantante folk venezuelana Yva Las Vegas, pubblicando nel ’97 un cd omonimo che fonde l’indie rock con i ritmi messi­cani, l’heavy e il country: un interessante pro­getto piuttosto sperimentale non disdegna­to dalla critica ma di breve durata. Si dovrà poi attendere sino al 2002 prima di ritrovare una nuova vera incarnazione discografica di Novoselic, che dà vita agli Eyes Adrift insie­me a Curt Kirkwood dei Meat Puppets e Bud Gaugh dei Sublime. Anche in questo caso l’esperienza sfocia nella pubblicazione di un cd omonimo che sintetizza alternative coun­try e indie rock, con il difetto di un’eccessiva dispersione e autoindulgenza che lo fa passa­re quasi inosservato dal pubblico e penalizza­to anche dalla critica.
Incapace di reggere il confronto con il talento di Cobain e con quello che Dave Grohl mo­strerà poi ampiamente di possedere, la vera personalità di Novoselic era comunque pre­destinata a fiorire in ambiti ben diversi: quel­li di un impegno socio-politico che lo ha portato persino alla candidatura, poi ritirata, a vice governatore dello Stato di Washington nel 2004 tra le file dei democratici. Ma, pro­cedendo con ordine, vediamo che tale attitudine era già net­tamente forgiata nei Nirvana, un gruppo che in un certo sen­so (pur non potendosi defini­re propriamente di stampo po­litico) aveva mostrato una rottu­ra con il machismo del rock degli anni appena precedenti, e più vol­te aveva pubblicamente preso le dife­se delle donne, delle minoranze e di una certa etica, se non proprio politica, libertaria. Proprio in quest’ottica è da leggere la parteci­pazione al concerto benefico di San Francisco nel 1993 a sostegno delle vittime degli stu­pri nella Bosnia-Erzegovina (comunque l’area geografica d’origine di Novoselic). Ancora, nel 1995 Novoselic fonda il JAMPAC (Joint Artists and Musicians Politicai Action Committee), un comitato d’azione per pro­testare contro alcune norme dello Stato di Washington che vietavano la vendita ai mino­ri di album con liriche esplicite e limitavano la loro possibilità di assistere a concerti live dopo una certa ora serale; per Krist si tratta­va della necessità di combattere per la liber­tà di espressione più che di una presa di posi­zione radicale contro ogni forma di censura. Alla fine del 1999 poi un evento politico fa da sfondo a un nuovo impegno musicale per il bassista: il summit del WTO (World Trading Organization) tenuto a Seattle quell’anno è l’occasione per l’esibizione del No WTO Combo, che presenta Novoselic al basso, l’ex cantante dei Dead Kennedys Jello Biafra, Kim Thayil dei Soundgarden alla chitarra e Gina Mainwal, con Novoselic nei Sweet 75, alla batteria. Si tratterà di un’unica straordina­ria esibizione catturata però in Live From The Battle In Seattle, con all’interno note di Biafra e Novoselic sui tremendi scontri avvenuti quel giorno tra no global e polizia, che antici­pano quelli di Genova di qualche anno dopo. Ed è sempre la politica la principale occupa­zione del bassista negli ultimi anni: innanzi­tutto un libro, Of Grunge And Goverment: Let’s Fix This Broken Democracy!, pubblicato negli Stati Uniti nel 2004 in cui Novoselic af­fronta temi come la pace, la libertà di espres­sione negli USA e propone una riforma del si­stema elettorale ame­ricano basa­ta su un nuovo ballottaggio e la necessità dell’introdu­zione della rappresentanza proporzionale al Parlamento al fine di garantire una reale de­mocrazia. E poi una notevole attività sul web, in siti come www.fixour.us, dove viene am­piamente illustrato il suo programma politico e di sostegno al Partito democratico, oppu­re la partecipazione nel 2000 all’internet show Intervision, progetto da lui definito di crona­ca e cinema beat. Sul fronte Nirvana poi, è stato soprattutto Novoselic a lavorare al mate­riale che avrebbe fatto parte (oltre ovviamen­te dell’MTV Unplugged In New York del no­vembre ’94) del live From The Muddy Banks OfThe Wishkah, uscito nel ’96 e che racco­glie esibizioni del gruppo dall’89 al ’94, se­gnando idealmente la fine dell’era grunge.
Cobain, l’angelo nero. Dave Grohl sie­de e ricorda la sua vita fino a quel momen­to, di come sia finito a Seattle partendo da Wahington D.C., dove suonava la batteria nel gruppo hardcore degli Scream. Aveva solo 16 anni quando si unisce agli Scream e aveva già compiuto diversi tour, persino in Europa e in Italia, dove aveva vissuto alcuni mesi a Bologna e suonato al Leoncavallo di Milano. Cobain e Novoselic lo avevano visto in azio­ne ed erano decisamente interessati al suo sti­le percussivo semplice ma tremendamente ef­ficace. Forse certe cose non accadono per fa­talità, ma in ogni caso il suo arrivo è decisi­vo per l’incisione nel ’91 di Nevermind, l’inno della Generazione X. Poi, dopo il tour di In Utero, il vuoto.
10 Arrivato il momento di ripartire, cercan­do di resistere alla tentazione di molla­re tutto, Grohl si trova a un bivio: prose­guire un’onesta carriera di batterista op­pure reinventarsi come musicista. Già ne­gli Scream aveva avuto modo di firmare al­cuni pezzi, e nei Nirvana si era guadagna­to i crediti per Marigold, incisa come b-side di Heart-Shaped Box, e per il riffone di chi­tarra di Scentless Apprentice, nonostante le manovre di Courtney Love, riuscita a con­vincere Cobain a stabilire quasi un’esclusi­va sul copyright del materiale con effetto re­troattivo. Tom Petty tra l’altro lo chiama in quel periodo a far parte degli Fleartbreakers. Decide di crederci Grohl, avendo tra l’altro già pubblicato nel ’92 il demo Pocketwatch per un’etichetta indipendente sotto lo pseu­donimo di Late!. Riapre il cassetto dei vecchi cemo personali e nel ’95 da vita all’avventura Foo Fighters, con un primo album omonimo che è un solo project di breve durata: nono­stante vi suoni tutti gli strumenti (con l’ecce­zione della collaborazione di Greg Dulli de­gli Afghan Whigs), mette presto in piedi una band per ricominciare ad esibirsi, composta ¿all'eroe Pat Smear (ex Germs e secondo chi­tarrista durante il tour di In Utero) e dagli ex Sunnv Day Reai Estate Nate Mendel al basso e William Goldsmith dietro le pelli, riservan­do a se stesso il ruolo di vocalist e chitarrista. Oggi, quattro album più tardi, i Foo Fighters »no uno dei rari casi nel rock ad avere di­mostrato una costante crescita artistica e di c msensi ad ogni album e a vantare un lea- cer che ha sbattuto in faccia al mondo un ta­lento istrionico ed esplosivo insospettato nel­l'epoca Nirvana. Viene spontaneo portare il r iragone Cobain-Grohl sull’asse Lennon- McCartney, ma è certo che non sono molti i batteristi capaci di reinventarsi vocalist e chi­tarristi di talento e, soprattutto, validi front­man, riuscendo ad affrancarsi dall’etichetta di “ex” illustre. Chi non ricorda poi le sue spas­sose interpretazioni in video come Learn To Flyì Senza contare Tessersi improvvisato re­gista di quelli di Monkey Wrench, My Hero e All My Life. Se da un punto di vista musicale, poi, i Foo Fighters proseguono il discorso del post grunge contaminato dal pop, con suoni possenti e aggressivi e incursioni melodiche, a Grohl forse manca quella sensibilità oniri­ca e distaccata di Cobain. Ma Dave Grohl è uno che il presente vuole viverlo con tutte le sue forze, deciso a plasmarlo come più gli ag­grada. Ed è inoltre difficile incontrare un mu­sicista così prolifico sia all’interno del proprio gruppo, sia nelle svariate collaborazioni che hanno portato a suonare via via anche con i suoi idoli di gioventù.
La collaborazione con Pat Smear si rivele­rà molto proficua durante il primo periodo dei Foo Fighters, prima di lasciare la band nel ’97 reo forse di un’eccessiva vicinan­za a Courtney Love che lo porta probabil­mente a dover compiere una scelta. Nel 2001 Grohl risveglia il suo amore giovanile per l’heavy metal (sebbene gli accenti più duri di Nirvana e Foo Fighters siano forse più vici­ni all’hard rock che al metal) e mette in piedi
progetto Probot con alcuni mostri sacri del genere come King Diamond, Max Cavalera dei Sepultura e Soulfly o Lemmy Kilmister dei Motòrhead, che prestano la voce a com­posizioni firmate da Grohl. E non si conta­no nemmeno le valide collaborazioni, soprat tutto in veste nuovamente di batterista: con Nine Inch Nails, Garbage, David Bowie e so­prattutto coi Queens Of The Stone Age.
E ritornando ai Foo Fighters, pur con alcuni rimaneggiamenti di formazione, oggi il grup­po che, pur riconoscendo il leader meritocra­tico, porta avanti un invidiabile spirito comu­nitario voluto da Grohl, forse memore pro­prio della causa legale dei primi anni 2000 in­tentata dalla vedova di Cobain sul control­lo del materiale Nirvana. In Your Honor del 2005 consacra talento e voglia di vivere in un doppio per metà elettrico (e brutalmen­te duro) e per metà acustico e denso di gem­me melodiche.

Dave e Krist sono due gregari che hanno de­ cisamente voluto un destino diverso da quel­lo che la vita sembrava avere loro assegnato. Seppure da un punto vista musicale il podio spetti a Grohl (vero vincitore morale di tutto l’affaire), si devono riconoscere a Novoselic personalità e un forte impegno nel sostegno politico e legale della musica e dell’arte. Quello dei Nirvana poi resta comunque un patrimonio immenso, tanto grande da spin­gere alla costituzione di una società per am­ministrarlo, la Nirvana L.L.C. composta da Novoselic, Grohl e Courtney Love a pari quote e ognuno con diritto di veto sui restan­ti, diritto esercitato per anni dalla Love pri­ma di dare il benestare alla pubblicazione del best of Nirvana del 2002 e del tesoro conte­nuto nel definitivo With The Lights Out del 2004. B

Scritto da Cristiana Paolini, pubblicato su Rock Files (aprile 2006)





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