lunedì 11 marzo 2013

Franco Nasi - La Malinconia Del Traduttore


BIOGRAFIA

Franco Nasi, formatosi alla scuola di estetica di Luciano Anceschi, si è occupato in particolare di estetica e poetiche dal Romanticismo al XXI secolo, di teoria e storia della traduzione letteraria, di riscritture dei classici, di teatro e poesia del Novecento. Fra le sue pubblicazioni Stile e comprensione. Esercizi di critica fenomenologica sul Novecento italiano (Bologna 1999),  Poetiche in transito. Sisifo e le fatiche del tradurre (Milano 2004), La Malinconia del Traduttore (Milano 2008), Specchi comunicanti. Traduzione, riscritture, parodie (Milano 2010) e la cura dei volumi Sulla traduzione Letteraria (Ravenna 2001), Per una fenomenologia del tradurre (con Marc Silver, Roma 2009), I dilemmi del traduttore di Nonsense (con Angela Albanese, Ravenna 2012). Ha tradotto e curato testi di estetica di S.T. Coleridge, W. Wordsworth, J.S. Mill e raccolte di poesie di autori contemporanei inglesi e americani fra cui Roger McGough (Eclissi quotidiane, Milano 2004) e Billy Collins (Balistica, Roma 2011).
Ha insegnato per diversi anni Lingua e Letteratura italiana alla Loyola University e alla University of Chicago. Attualmente insegna Letteratura italiana contemporanea e Teorie della traduzione nel Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

LA MALINCONIA DEL TRADUTTORE

"La malinconia del traduttore è una malattia che ti prende d'improvviso, quando, dopo mille tentativi, ti senti invaso da un fortissimo senso di inadeguatezza e impotenza. 
È la malattia blu del traduttore che ti fa desiderare che la storia di Babele e della moltiplicazione delle lingue sia solo una leggenda e che tutte quelle lingue che ci sono al mondo non esistano e non siano mai esistite.
Allora alla malinconia si accompagna un senso di nostalgia per una lingua primigenia dove i colori con tutti i loro significati sono gli stessi colori per tutti, le piante sono le stesse piante per tutti, e i fiori, i suoni, i cerimoniali e tutto quello che è, è quello che è, per tutti, e che ogni cosa, sensazione, credenza si dice in un modo solo, universale."


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LEGGI UN ESTRATTO......

  Il vantaggio di essere italiani durante i party nei giardini delle casette del North Side di Chicago è che quasi tutte le conversazioni seguono dei binari prevedibili e questo, per chi è straniero e non sa bene la lingua, è un gran vantaggio. Sembra di ripetere quei dialoghi che s'imparavano a memoria nei libri di inglese e non c'è bisogno di fare grandi sforzi per essere originali. Si scopre subito che tutti gli altri invitati al party sono stati in Italia fra i diciotto e i ventidue anni, che hanno visitato Roma, Firenze, Venezia, che conoscono qualche parola di italiano, gli stilisti, l'opera, la cucina e che stanno progettando un viaggio in Italia e che forse ti verranno a trovare. A questo punto la domanda non disinteressata: <<Ma da che città hai detto che vieni?>>.
E la risposta standard: <<Reggio Emilia, al Nord, fra Milano e Firenze>>.
La risposta prevede poi alcune varianti a seconda dell'interlocutore. Se è persona che sembra essere interessata soprattutto al cibo allora seguirà <<Reggio Emilia come Reggiano cheese>> che è il modo in cui molti ormai chiamano il vero parmigiano reggiano per distinguerlo dalle imitazioni che vanno sotto il nome generico di parmesan cheese. Se l'interlocutore si capisce che ha un debole per le auto la risposta sarà <<Reggio Emilia, nella regione dove si producono la Ferrari e le Maserati, le Lamborghini e le moto Ducati>>. <<Dove è cresciuto Kobe Bryant, quando il padre giocava in Italia>>, è la risposta per gli appassionati dello sport, che sono i più facili da individuare.
  In inglese il verbo to mingle è ripetuto molto spesso nei party. Si usa quando è abbastanza chiaro che la conversazione sta languendo e la bottiglia di birra non è ancora vuota. Allora si dice: <<Non voglio trattenerti dal mescolarti con gli altri>>, come se il mescolarsi, mingle appunto, fosse la forza dominante dell'incontro, che fa muovere le cose, la legge che tiene unito dinamicamente il gruppo. La gente si sposta di continuo, incontra persone, beve birre, e ricomincia la conversazione con qualcun altro. Sembra di essere al centro di una square dance dove s'inizia il ballo con una persona, ma poi si cambia partner al ritmo picchiettante del banjo, della chitarra e del violino. Alla fine della quadriglia, stanco e un po' brillo, hai conosciuto tante persone e hai anche preso fiducia nelle tue abilità linguistiche, perchè non c'è niente di più rassicurante e riposante che parlare per frasi fatte o per luoghi comuni.

Estratto dal libro La malinconia del traduttore, Franco Nasi, Edizioni Medusa



3 commenti:

  1. Molto carino e divertente!! E molto vero!

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  2. A proposito di "malinconia del traduttore"... anche il paradosso di essere soli tra infinite, rumorose parole ;-)

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  3. Mi piace quando parli delle feste e le paragoni alla traduzione!
    Annalisa

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