lunedì 25 marzo 2013

Dario Rivarossa - Dante era uno scrittore Fantasy



BIOGRAFIA


Dario Rivarossa è traduttore (da inglese, tedesco, lingue classiche), saggista, blogger, illustratore (per il mercato USA), conferenziere della Società Dante Alighieri e membro di associazioni culturali internazionali.
Accanto a Kosmos, dove si occupa della versione italiana di articoli specialistici, romanzi e siti web, il suo principale impegno consiste nella traduzione di romanzi per la classica collana di fantascienza “Urania”, con una sfilza di titoli realizzati in pochi anni.
In questo momento è soprattutto impegnato nel progetto internazionale "L'Opera Omnia di Raimon Panikkar", pensatore indo-spagnolo.
Potete trovarlo alla sua pagina web: he-art-dhr.blogspot.it


DANTE ERA UNO SCRITTORE FANTASY

La parola Medioevo ci evoca fate, elfi, draghi e creature assortite, i misteri dei Templari e poi ancora manifestazioni popolari come tornei, giostre, tiro con l'arco... Tutte queste cose "esistevano" anche nel Medioevo raccontato da Dante o sono solo fantasie moderne? E se Dante ne parla, dove e come? Viaggio tra i "segreti di Pulcinella" del Poema per eccellenza della nostra letteratura.


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  LEGGI UN ESTRATTO...


Strega, tocca color...


In qualità di intellettuale del tardo Medioevo, Dante Alighieri tendeva a demitizzare le credenze popolari. Non a negare tutto, ma a smorzare un poʼ i toni, a rifilare le esagerazioni, a reinterpretare le leggende in chiave teologica, senza però eliminare quel tocco di mistero che pervade la realtà che ci circonda.
In qualche caso, come per le streghe, il suo approccio è molto moderno nel senso che è radicalmente storicista. Dante condanna allʼinferno streghe, maghe, fattucchiere, indovini, tratti sia dalla letteratura classica (Calcante, Manto, ecc.) sia dalla cronaca contemporanea. Li condanna a causa del loro atteggiamento, del loro insano desiderio di scrutare il futuro o di influire sugli eventi contro la volontà delle loro vittime, ma non afferma che le streghe potessero distruggere interi raccolti pronunciando un paio di formule, o uccidessero i bambini o avessero rapporti sessuali con il demonio. Anzi, la sua descrizione è sociologicamente molto precisa: si trattava di donne che facevano incantesimi molto terra-terra “con le erbe e con le immagini”, e lascia anche intravedere che questa attività conferiva loro un prestigio che sarebbe stato impossibile acquisire in altri modi. Una donna, per fare carriera, doveva essere regina, o puttana, o maga.[1]
Fin qui la sua analisi coincide con quella della sociologia attuale. La differenza però è che Dante sale in cattedra immedesimandosi nel ruolo del maschio sciovinista e deride queste “donnicciole”, che avrebbero fatto meglio – sentenzia – a starsene chiuse in casa a filare la calzetta.
È estremamente significativo fare un confronto con lʼOrlando furioso. Ariosto si diverte infatti ad attribuire alle streghe poteri di ogni tipo, perfino inediti e sbalorditivi, come fermare il Sole e fargli girare la Terra intorno, con riferimento ironico alle polemiche astronomiche dellʼepoca. Eppure, in più occasioni, il poeta degli Estensi difende queste donne dagli assalti della società che vorrebbe emarginarle, anzi sterminarle. Si ricordi che la “caccia alle streghe” non era un fenomeno medievale (come Dante conferma indirettamente) ma rinascimentale. Qui, come su tanti altri temi, dietro lo humour di Ariosto si cela un atteggiamento a dir poco rivoluzionario, a volte addirittura blasfemo, se non fosse criptato con cura.
Dante, rispetto ad Ariosto, è più bipolare. Nei diversi campi – teologia, sociologia, psicologia – tende ad assumere prospettive anche opposte, che espone in punti diversi del poema, anche lontanissimi. Lʼuniverso appare allora in tutta la sua complessità, non solo intesa come molteplicità di elementi ma anche e soprattutto come ambiguità, ambivalenza. Questo è, tra lʼaltro, uno dei motivi per cui sarebbe bene leggere la Divina Commedia tutta insieme, non solo qualche episodio, magari soltanto episodi dellʼInferno, come accade anche a seri studiosi, p.es. negli Stati Uniti.




[1]     Cfr. le statue di (in teoria) Rachele e Lia scolpite da Michelangelo: la santa e la strega.


Estratto dal libro Dante era uno scrittore fantasy di Dario Rivarossa, GuardaStelle edizioni, Perugia 2012

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